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FASI PRINCIPALI DEL MOTORE A 2 TEMPI (ACCENSIONE E FUNZIONE)
ACCENSIONE:
L’accensione di un motore 2 tempi può avvenire in due modi ben differenti: in modo “elettrico” o in modo “meccanico”. In quello elettrico l’accensione richiede meno fatica ma in teoria quello meccanico è sicuramente il più efficace (soprattutto quando il motore si trova a basse temperature atmosferiche). Nell’avviamento elettrico del motore la persona, che ne farà a sua volta utilizzo, dovrà semplicemente girare la chiave in modo da mettere in contatto i fili elettrici per chiudere il circuito e premere un pulsante (chiamato “starter”) in modo da mandare un impulso elettrico di basso voltaggio che farà girare il “volano”, quest’ultimo non è altro che un disco metallico situato sulla parte destra del motore. Esso girerà e stando a contatto con una piccola lastra metallica esso creerà una piccola scossa che andrà a finire in un “trasformatore” (o bobina) che trasformerà appunto la scossa elettrica dal basso all’alto voltaggio. Successivamente, la corrente elettrica, che ora gode di un alto voltaggio, passerà per una “candela” che farà scoccare una scintilla all’interno del cilindro dove sarà presente la miscela aria-carburante (solitamente nei motocicli il carburante combustibile utilizzato è la benzina) prodotta dal “carburatore” (o miscelatore). La scintilla causata dalla candela farà incendiare questa miscela che darà una spinta al pistone il quale inizierà a muoversi in alto e in basso.
Nell’accensione meccanica, invece, colui che vorrà accendere il motore dovrà sempre girare la chiave per chiudere il circuito elettrico, ma essendo impossibilitato ad usare il tasto dello starter dovrà dare una spinta ad una pedivella situata alla sinistra del motore, all’uscita del “variatore”, la quale farà girare “l’albero motore” che oltre a mettere in funzione il moto del pistone (in alto e in basso) darà anche vita al moto del volano. Esso, girando, struscerà contro una piccola banda metallica e creerà della corrente di basso voltaggio che passerà poi nella bobina, verrà portata dal basso all’alto voltaggio e andrà a finire poi nella candela che accenderà la scintilla in modo da far bruciare la miscela aria-benzina che darà la spinta al pistone.
Ricapitolando, le funzioni dell’avviamento elettrico (o automatico), sono 9:
1) Girare la chiave
2) Premere il pulsante “starter”
3) La corrente prodotta dallo starter andrà a far girare il volano
4) Il volano creerà, stando a contatto con una piccola lamiera metallica, una piccola scossa elettrica
5) La scossa elettrica di basso voltaggio andrà nella bobina
6) La bobina trasformerà la corrente dal basso all’alto voltaggio
7) Dopo l’uscita dalla bobina la forte corrente elettrica andrà nella candela
La candela farà scoccare la scintilla e brucerà la miscela aria-benzina all’interno della camera di scoppio (cilindro)
9) La spinta prodotta dallo scoppio della miscela metterà in funzione il moto del pistone
Mentre invece, le fasi dell’avviamento meccanico (o manuale), sono 8:
1) Girare la chiave
2) Dare una spinta alla pedivella
3) La pedivella darà vita al moto dell’albero motore e quindi del volano
4) Il volano creerà, stando a contatto con una piccola lamiera metallica, una piccola scossa elettrica
5) La scossa prodotta dal volano verrà trasformata in modo da essere più forte ed efficace
6) La corrente elettrica di alto voltaggio passerà nella candela
7) La candela farà sì che la forte corrente faccia esplodere con una scintilla la miscela all’interno del cilindro
La miscela incendiata dalla candela darà una spinta in modo da far nascere il moto del pistone
FUNZIONE:
Una volta acceso il motore la corrente ovviamente continuerà a prodursi in modo che lo scoppio della miscela all’interno del cilindro sia continuo e quindi il pistone continuerà ad andare in avanti e indietro (nel caso in cui il cilindro è disposto “orizzontalmente” rispetto al “blocco motore”) oppure in alto e in basso (quando il cilindro è posto “verticalmente” rispetto al “blocco motore”). La miscela aria-benzina la procura il carburatore, detto anche miscelatore (da qui viene il nome “Motore a miscela” mentre invece nel motore a “iniezione” la benzina viene direttamente iniettata nel cilindro e il motore sarà a 4 tempi anziché a 2). Il carburatore è un componente meccanico che aspira aria dall’esterno e la purifica grazie al “filtro aria” e la mischierà insieme alla benzina sempre aspirata dal carburatore ma da un apposito serbatoio dedito a contenere benzina. Le due sostanze vengono mischiate grazie ad una valvola presente all’interno del carburatore, essa fa in modo da regolare la giusta quantità di aria e la giusta dose di benzina in modo che la miscela sia efficiente per poter passare nella “valvola lamellare” (in gergo dicesi anche “pacco lamellare”) e per poter essere incendiata all’interno della camera di scoppio (cilindro). Questo processo che attua la valvola si chiama “processo Stechiometrico”, la stechiometria è infatti usata in chimica per indicare il rapporto di reazione tra due sostanze. Una volta che la miscela viene incendiata nel cilindro, essa crea una spinta che fa muovere il pistone, esso è attaccato con una specie di braccio chiamato “biella” (spesso quando si trucca il motore a la biella viene bagnata nell’argento in modo da essere resa più leggera e quindi acquistando maggiore velocità di moto). La biella collega il pistone ad un ferro tubolare a forma di ferro di cavallo chiamato “albero motore” (da qui inizia la parte del motore chiamata “carter” ovvero la parte di trasmissione), esso ha due estremità: la prima collegata al variatore, la seconda al volano, passando quindi da una parte all’altra del motore. La conca che si forma nel mezzo dell’albero è fatta in modo che esso, grazie alla spinta ricevuta dal pistone, possa girare e far girare il volano che può creare nuova corrente per far scoppiare la miscela, e far girare anche il variatore che altro non è che un piatto metallico a forma di ventola che regola i rapporti (accelerazione – velocità) del mezzo. Il variatore è infine collegato alla “frizione” tramite una cinghia chiamata semplicemente “cinghia di trasmissione”, essa trasmette appunto i rapporti del variatore alla frizione che fa muovere delle molle (regolabili per avere più accelerazione o più velocità) che a loro volta faranno girare la ruota del mezzo.
Ma nel cilindro è presente anche un’altra parte importante, lo “scarico”. Nel cilindro c’è un’altra apertura oltre a quella da dove passa la miscela chiamata “luce”, per essa passa l’aria che si produce una volta avvenuta la combustione della miscela, quest’aria, che una volta avvenuto lo scoppio è inutile, viene espulsa dal cilindro da questa luce e viene spinta fuori seguendo la forma della “marmitta”, la marmitta è semplicemente un collettore metallico di varie forme che in alcuni casi viene anche cambiata per aumentare le prestazioni del motore. Cosa regola però la velocità del motore? L’acceleratore del mezzo è una manopola cilindrica posta sulla destra del manubrio nei casi dei motocicli mentre invece nelle automobili è un pedale. In entrambi i casi l’acceleratore è un intreccio di fili metallici ben resistente alle usure, ed è collegato (nel caso dei motori a 2 tempi) alla valvola presente all’interno del carburatore. Più acceleriamo e più la valvola gira in modo da far entrare (sempre in quantità adeguate) aria e benzina nel carburatore che miscelerà, come detto prima, grazie alla valvola lamellare. Ovviamente più tiriamo il filo dell’acceleratore e più miscela entrerà nel motore in modo da far aumentare il numero di scoppi all’interno del cilindro e grazie a questo aumento di scoppi, e quindi di spinte, il pistone lavorerà più velocemente e farà girare più veloce anche l’albero motore che trasmetterà questi giri (misurabili grazie al contagiri) al variatore che si muoverà anch’esso più veloce trasmettendo tutto con la cinghia alla frizione che aumenterà la velocità di giri della ruota. Come nelle biciclette, più grandi sono i rapporti più velocità acquisterà la bicicletta. La stessa cosa vale in questi motori solamente che qui, in assenza di rapporti, esiste il variatore che regola appunto la velocità o l’accelerazione del mezzo (rapporti automatici). Aumentando la grandezza degli ingranaggi o della ruota aumenterà la velocità mentre diminuendo la grandezza dei componenti il mezzo acquisterà più spinta.
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